Lettera 22: un mito firmato Olivetti

L’icona per eccellenza del giornalismo italiano è certamente la fotografia del 1940 di Indro Montanelli, seduto sui gradini della sede del Corriere della Sera, intento a pigiare sui tasti di una macchina da scrivere portatile. Il celebre scatto di Fedele Toscani, padre del più noto Oliviero, racconta la simbiosi dell’uomo con il suo strumento di lavoro, la sintonia della mente pensante con il ticchettio della tastiera. Una sintonia che nel caso dell’arguto giornalista toscano raggiunse il suo apice affettivo con l’acquisto dell’Olivetti Lettera 22, fino all’ultimo sua inseparabile compagna di lavoro, addirittura rappresentata nel francobollo commemorativo emesso nel 2009 per celebrare il centenario della nascita di Montanelli.

Progettata nel 1950 dall’architetto Marcello Nizzoli, la “mitica” Lettera 22, con il suo design compatto, elegante e funzionale, ha conquistato il mondo e in particolare l’America. Esposta nella collezione permanente del MOMA di New York, è stata definita dall’Illinois Institute of Technology il miglior prodotto di design del ventesimo secolo. Sintesi più fulgida dello stile Olivetti, dopo essere stata venduta in ben 15 milioni di esemplari, la Lettera 22 è stata rimpiazzata con altrettanto successo dalla Lettera 32 e dalla Valentine di Ettore Sottsass, con il suo design anticonformista, sostenuto da un’imponente campagna pubblicitaria.

Oggetto di transizione verso una concezione pratica e leggera dello scrivere e in certa misura verso una nuova era della comunicazione, la Lettera 22 è oggi un autentico feticcio per gli appassionati del vintage, proposta da MO.VI.SH. in più esemplari, che compongono insieme uno straordinario arcobaleno, capace di restituire le atmosfere ottimiste e colorate degli Anni Cinquanta e Sessanta, quando il made in Italy sprigionava tutta l’energia positiva di un’economia creativa e felicemente “sfrenata”.

Oggetti che diventano miti 

Una pagina “in progress” dedicata a quegli oggetti vintage che hanno conquistato uno spicchio di eternità, perché capaci di parlare di un mondo, di un’epoca, di sentimenti e ricordi universali.